Direttiva Case Green, quanti mal di testa mi fate venire.
14 Marzo 2023, il Parlamento Europeo ha approvato la “Direttiva Case Green”.
Quindi, la direttiva a cosa riguarda? A che punto siamo?
Partiamo immediatamente con il precisare qual è lo scopo della direttiva case green, ossia quello di arrivare ad ottenere entro il 2050 un patrimonio immobiliare sul territorio europeo ad emissioni 0 anidride carbonica.
Dal mio punto di vista, non appena la legge verrà assorbita da ogni singolo paese, verranno sicuramente erogati sostanziosi pacchetti economici da parte dell’Unione Europea per far sì che venga resa attuabile.
Starà alle istituzioni l’arduo compito di amministrarli in modo intelligente affinché vada tutto per il meglio.
Il 110% dovrebbe aver fatto scuola su ciò che non è da fare…. o No?
Cosa è previsto nella Direttiva Case Green?
In sostanza:
- nuovi edifici pubblici: zero emissioni entro il 2026;
- edifici residenziali in ristrutturazione: dovranno dotarsi di tecnologie solari entro il 2032;
- edifici non residenziali e pubblici: classe E/F entro il 2027 e D dal 2030;
- edifici residenziali: classe E entro il 2030 e D entro il 2033;
- nuovi edifici: emissioni zero e dotazione di tecnologie solari dal 2028.
Quali Edifici Sono Esonerati Dalla Direttiva Case Green?
Sono esonerati dal nuovo obbligo di ristrutturazione alcune tipologie di immobili, come:
- abitazioni unifamiliari di superficie inferiore a 50 metri quadri;
- seconde case utilizzate meno di quattro mesi l’anno;
- edifici ricadenti nei centri storici;
- edifici vincolati dai Beni Culturali;
- chiese e gli altri edifici di culto;
- edifici di proprietà delle Forze armate o del Governo centrale e destinati a scopi di difesa nazionale.
Non sono soggetti all’obbligo di riqualificazione circa 4 milioni di edifici in Italia.
Gli Stati membri possono poi prevedere delle deroghe per le seguenti categorie:
- edifici adibiti a luogo di culto e svolgimento di attività religiose;
- fabbricati temporanei con utilizzo non superiore a 2 anni;
- siti industriali, officine, depositi, edifici di servizio non residenziali a bassissimo fabbisogno energetico e di riscaldamento o raffrescamento;
- stazioni di approvvigionamento infrastrutturale;
- edifici agricoli non residenziali utilizzati in settori disciplinato da accordi nazionali di settore sulla prestazione energetica;
- edifici residenziali utilizzati meno di 4 mesi l’anno oppure con un consumo energetico inferiore al 25% di quello presunto annuo;
- fabbricati indipendenti con superficie calpestabile totale entro i 50 metri quadri.
Saranno previste sanzioni?
Probabile. Secondo la direttiva attualmente non sono previste sanzioni in caso di mancata ristrutturazione degli immobili. I governi avranno, tuttavia, la possibilità di prevedere se applicarle.


